Alla scoperta del cicloturismo: i numeri di un trend in continua ascesa
Dietro le quinte della Fiera del cicloturismo: tendenze e prospettive future
Nel weekend appena trascorso, abbiamo partecipato alla terza edizione della Fiera del cicloturismo, organizzata per il secondo anno di fila nello spazio DumBO di Bologna.
Durante la fiera abbiamo avuto la possibilità di far conoscere la realtà di Bikeforgood, ma soprattutto di raccogliere contatti, idee e spunti e spero qualche amico con il quale consolidare la comunità di Esperti Promotori della Mobilità Ciclistica.
Lo stato dell’arte del cicloturismo
Nella giornata iniziale di venerdì, dedicata agli addetti ai lavori, è stato presentato il 4 rapporto sul cicloturismo di ISNART e Legambiente che ha confermato il trend di crescita del settore.
È stato calcolato in 5,5 milioni di euro l’impatto economico del cicloturismo nel 2023, con un incremento di ben 35 punti rispetto all’anno precedente e del 19% rispetto al record precovid del 2019.
Dal quadro emerge una clientela sempre più attenta con una capacità di spesa medio-alta da una parte, ma la presenza di servizi sempre più specializzati.
Se il turista medio spende meno di 60€ al giorno, il cicloturista ne spende circa 100. E i suoi soldi rimangono nel territorio che visita molto di più che in grandi organizzazioni.
Grazie a questo, il cicloturismo si impone come traino tra le attività in ambito esperienziale ed emozionale. La bicicletta si conferma come la migliore connessione tra persone e territorio.
Opportunità future del cicloturismo
Ma i 56 milioni di presenze in Italia del 2023 non sono minimamente un punto di arrivo. La strada da pedalare è ancora tanta e tante sono ancora le opportunità da cogliere.
Basti pensare che la Germania ha un giro d’affari 2 o 3 volte quello italiano, con un clima e attrattive decisamente non comparabili con le nostre. Ma sicuramente una migliore organizzazione, migliori infrastrutture e un territorio più pianeggiante.
Le chance ci sono, soprattutto sul mercato internazionale, e la bici elettrica, che permette a più persone di affrontare le salite, apre molte interessanti prospettive anche per territori suggestivi, ricchi di cultura e bellezza come l’entroterra italiano.

Che cosa serve al cicloturismo
Cosa serve per cogliere queste opportunità? Tra le altre cose sicuramente coraggio, inventiva, organizzazione e la costruzione di un sistema, dove tutte le necessità siano coperte da realtà diverse in grado di collaborare.
Più che sulle infrastrutture stradali (se non per quanto riguarda la segnaletica) è necessario lavorare sui servizi.
Durante la giornata inaugurale della fiera molti si sono lamentati dell’impatto che il codice della strada attualmente in discussione in Parlamento possa comportare un rallentamento del comparto. La sensazione percepita da molti nel nostro ambito è che nessuno calcoli i ciclisti e gli operatori del settore.
Noi siamo convinti del fatto che non potrà arrestare la rivoluzione in corso. Una rivoluzione che, con le parole di Sebastiano Venneri, responsabile cicloturismo di Legambiente, è gentile ma disordinata come lo sono tutte le rivoluzioni.
Una rivoluzione slow, lontana dalle logiche predatorie del turismo di massa.

Rivoluzionari in bicicletta: i cicloturisti
E i protagonisti di questa rivoluzione sono, contrariamente a quanto ci si può aspettare, millennial (47%) e non pensionati, che viaggiano prevalentemente in coppia (41%), lavora e ha un reddito medio (52%) o alto (24%).
Usano una mountain bike o una bici da gravel (49%), sono attenti pianificatori, consapevoli che una vacanza in bici richieda una certa complessità tecnica e logistica e sono attratti in particolare dalla presenza di ciclovie ben mantenute.
Abbinano alla bicicletta prevalentemente l’interesse per il patrimonio artistico e culturale (37%), l’immersione nel mondo della natura (34%), esperienze enogastronomiche (24%).
Il cicloturista è un repeater nel senso che una volta scelta la bici come compagna delle sue vacanze ne è entusiasta e tende a ripetere l’esperienza, ma difficilmente nello stesso posto.
Creare un filo conduttore, un percorso ideale tra destinazioni anche molto diverse, come hanno fatto Regione Toscana e Gran Canaria, può contribuire a fidelizzarlo.
Perché puntare sul cicloturismo conviene a tutti
Questi ultimi dati evidenziano, secondo Monica Price di Active Italy, come il cicloturismo in Italia sia turismo a tutti gli effetti, con le stesse ricadute su ristorazione, accoglienza, musei, eccetera.
Se la maggior parte dei cicloturisti preferisce organizzarsi da solo, sono molti si appoggiano comunque ai tour operator.
Per questo un aspetto importante da tenere in considerazione è quello della comunicazione. Organizzare educational e press tour è fondamentale per far conoscere le bellezze del territorio sconosciute ai più.
Chi lavora nel cicloturismo lo fa a beneficio delle persone e del territorio. E i territori che vivono di turismo sono fiorenti. Questo il pensiero di Giovanna Sainaghi, direttrice di Italia Visit Flanders.









