Bici d'epoca: la straordinaria collezione del museo del falegname
Sei un appassionato di bici d’epoca?
Allora non puoi perdere l’occasione di visitare un luogo dove la storia e l’evoluzione di questi mezzi iconici prendono vita: il Museo del Falegname Tino Sana.
Nato nel 1987 dalla passione dell’imprenditore Tino Sana, questo museo non è solo un tributo al mestiere del falegname, ma un vero e proprio viaggio nella cultura popolare, dove la lavorazione del legno si intreccia con la storia dei mezzi di trasporto, tra cui spicca un’interessante collezione di biciclette d’epoca.
Qui potrai scoprire modelli storici che raccontano l’evoluzione della bici, dalle prime draisine alle biciclette dei grandi campioni come Felice Gimondi.
Avrai l’opportunità di esplorare non solo l’artigianato legato al legno, ma anche una sezione interamente dedicata ai mezzi di trasporto, inclusi carri, carrozze e, naturalmente, le biciclette.
Se ami la storia delle biciclette d’epoca, questo museo offre un’occasione unica per immergerti in un mondo fatto di tradizione, innovazione e passione.
La visita al museo
Il museo occupa 3 piani.
Al piano terra, quello dell’ingresso principale, si vedono riallestite varie botteghe artigiane, risalenti anche all’800, ognuna specializzata in un particolare tipo di produzione.
Costruttori di sedie, intarsiatori, mobilieri di lusso, liutai.
Innumerevoli gli strumenti. Pialle, seghe a nastro, tavoli da falegname, torni.
E alcuni esemplari della bellissima bici in legno disegnata dallo stesso Tino Sana.
Al centro della grande sala un bicicletta enorme ricorda le vittorie di Felice Gimondi, campione di ciclismo bergamasco, scomparso nel 2019.
Al piano interrato ci sono in prevalenza le strutture più imponenti.
Un torchio mastodontico per la spremitura dell’uva, risalente al 1600, così come un grande carro finemente decorato dello stesso periodo.
E automobili d’epoca, imbarcazioni a grandezza naturale, tipiche dei laghi lombardi come La Lucia e svariati modelli di velieri.
C’è persino una trebbiatrice in legno.
Lo splendore delle bici d’epoca
Ma è al piano superiore, intorno all’aeroplano del futurista Locatelli che pende dal soffitto, che i mezzi a due ruote si manifestano in tutto il loro antico splendore.
Insieme a vecchissimi modelli di Lambretta, Garelli, Ducati e Vespe, una quantità di bici d’epoca.
Ci sono bici militari, svizzere e americane in particolare, le Bianchi impiegate da mostri sacri come Gimondi, ma anche di Coppi e di Pantani.
C’è una bici futuristica di Moser. E tra le altre bici sportive altri gioielli appartenuti a Bartali e Guerra.
Le prime biciclette della storia
In mezzo ai bolidi dei corridori professionisti, una carrellata di bici veramente antiche.
Ci sono modelli storici come una draisina del 1816, il Celerifero che semplicemente accelerava la camminata umana.
Più in là il velocipede Michaux con i pedali direttamente collegati al mozzo della ruota anteriore e due modelli di biciclo, la penny-farthing.
Le biciclette degli ambulanti
Ma quelle che più destano la curiosità dei visitatori sono le biciclette dei mestieri antichi.
Quasi tutte degli anni ‘30 e ‘40, queste bici d’epoca raccontano di un mondo in cui la bici, oltre che mezzo di trasporto per i lavoratori, diventava essa stessa strumento di lavoro adattandosi e accomodando le più svariate necessità artigiane.
Sono chiamate le bici ambulanti, attrezzate in modo tale da essere esemplari quasi unici.
C’è la bici dell’impagliatore di sedie, dotata di sgabellino, scaldino, corde e fili vegetali.
C’è la bici del venditore di polli con gabbia davanti al manubrio, quella dell’elettricista, del pompiere, del cartolaio, del venditore di giocattoli, dello scrivano e del cantastorie con un piccolo pianoforte.
C’è la bici del fotografo e c’è il modello Legnano per cinematografo con forcella ammortizzata con la quale andare nello colonie estive, istituti e oratori per proiettare film, su pizze anche da 35 mm.
C’è la bici del caldarrostaio e quella del venditore di caffè con tanto di scatola per la carbonella. La bici del ciabattino, del bottaio, del tornitore e del postino.
La bici dell’arrotino e dell’ombrellaio, quella dello zolfatore e del barbiere con tinozza, tavolino e specchio.
C’è anche il sorprendente modello Torpedo per norcino, dotata di tutte le attrezzature per macellare e insaccare maiali: mola per affilare i coltelli, pesa, macinacarne, eccetera.
E ci sono le bici d’epoca di un altro pugno di mestieri che raccontano di una società povera ma ingegnosa e affascinante.
Info e costi
Se capiti da Bergamo e sei appassionato di bici d’epoca (ma anche se non lo sei!) un giro al Museo Tino Sana, ti consiglio di farlo.
L’ingresso singolo costa 8 euro, ma se si è in 12 c’è uno sconto di 4 euro. Il biglietto è gratis per i bambini fino ai 7 anni.













