Gestione dei percorsi cicloturistici: quando la ciclovia diventa un sistema vivo
Dove inizia la ciclovia? 3 casi studio
Una ciclovia non finisce quando viene inaugurata. Inizia.
È questa la lezione più chiara emersa dall’ultima parte del convegno sulle pubblicazioni cicloturistiche, in cui si è parlato di gestione dei percorsi cicloturistici.
Se per anni la parola d’ordine è stata costruire, oggi il vero nodo è un altro: gestire.
Gestire un percorso cicloturistico significa tenerlo in ordine, certo. Ma soprattutto significa farlo funzionare nel tempo, renderlo coerente, riconoscibile, abitabile.
Significa far sì che chi pedala non percepisca confini amministrativi, discontinuità, trascuratezza.
E che chi vive quei territori senta la ciclovia come qualcosa di proprio, non come un’infrastruttura calata dall’alto.
Tre territori diversi, un messaggio comune: senza un modello di gestione, il cicloturismo non regge.
In questo ultimo incontro il focus si è spostato dal “come immaginare” al come governare ciò che esiste già, attraverso esperienze concrete: la ciclovia Treviso–Ostiglia in Veneto, la gestione preventiva in Val di Susa e il modello associato della Valle Trompia.
Dal progetto alla responsabilità: la Treviso–Ostiglia
Ad aprire il confronto è stata Maria Claudia Crivellaro, per la Federazione dei Comuni del Camposampierese, con il caso della ciclovia Treviso–Ostiglia, uno degli assi cicloturistici più importanti del Veneto.
Qui la Regione ha fatto una scelta chiara: riconoscere formalmente un soggetto gestore. Non un semplice coordinamento informale, ma un ente incaricato di:
- garantire continuità lungo l’intero tracciato,
- coordinare Comuni diversi,
- occuparsi di manutenzione, promozione e relazione con il territorio.
Il cuore di questo modello è il piano di gestione, uno strumento che traduce la visione in azioni concrete. Nel piano convivono:
- manutenzione ordinaria e straordinaria,
- gestione della segnaletica,
- standard condivisi,
- strategia di promozione turistica.
Crivellaro ha sottolineato un dato spesso ignorato: la manutenzione ha un costo reale, stimato intorno ai 2.000 euro per chilometro all’anno. Numeri che obbligano a una riflessione politica e tecnica: senza risorse strutturate, la ciclovia degrada.
La gestione dei percorsi cicloturistici, in questo caso, diventa una responsabilità continuativa, non un atto episodico legato a un finanziamento.
Presenza sul territorio e manutenzione preventiva: la Val di Susa

Il secondo intervento ha portato lo sguardo in Piemonte, con Jacopo Spatola e l’esperienza della Val di Susa.
Qui il tema centrale non è solo chi gestisce, ma come.
Il modello adottato punta sulla manutenzione preventiva e sul presidio leggero ma costante del percorso.
Ispezioni frequenti, interventi rapidi, attenzione ai piccoli segnali di degrado: un approccio che ribalta la logica emergenziale.
Come ha raccontato Spatola, intervenire subito su un problema evita che diventi strutturale, riduce i costi nel lungo periodo e migliora la percezione di qualità da parte degli utenti.
Ma c’è un aspetto ancora più interessante: la presenza umana.
Una ciclovia attraversa luoghi abitati, non spazi neutri. Parlare con i residenti, conoscere le dinamiche locali, ascoltare chi vive lungo il tracciato fa parte della gestione tanto quanto il controllo del fondo stradale.
In Val di Susa la ciclovia è diventata progressivamente uno spazio riconosciuto, frequentato, rispettato.
Non perché perfetta, ma perché presidiata.
Quando il percorso è il territorio: la Valle Trompia

L’intervento di Paola Antonelli ha spostato ulteriormente il punto di vista, portando l’esperienza della Valle Trompia.
Qui non esiste una ciclovia iconica e lineare come la Treviso–Ostiglia. Esiste invece un sistema diffuso di percorsi, che attraversa una valle industriale, con forti criticità e una debole vocazione turistica di partenza.
Proprio per questo la scelta è stata quella della gestione associata.
18 Comuni che hanno deciso di lavorare insieme, condividendo risorse, visione e responsabilità.
Il risultato non è stato immediato.
Antonelli ha raccontato un percorso fatto di aggiustamenti continui, di difficoltà e di compromessi. Ma anche di risultati concreti:
- maggiore uniformità nella manutenzione,
- una comunicazione più coerente,
- la nascita di eventi cicloturistici,
- nuove opportunità lavorative.
Qui la gestione dei percorsi cicloturistici si intreccia con la valorizzazione del territorio, diventando uno strumento di rigenerazione lenta ma reale.
Promozione: sapere quando fermarsi
Un elemento comune ai tre interventi è stato il rapporto con la promozione cicloturistica.
Promuovere un percorso quando non è pronto significa spesso tradire le aspettative.
In Valle Trompia, ad esempio, è stata fatta una scelta consapevole: limitare la promozione nei periodi di maggiore criticità infrastrutturale, concentrandosi su eventi mirati e pubblici locali.
È un passaggio importante: la gestione non è solo spinta comunicativa, ma anche capacità di dire non ancora.
Una ciclovia gestita male perde credibilità. Una ciclovia gestita con onestà costruisce fiducia nel tempo.
Dalla ciclovia al lavoro
Uno degli aspetti più concreti emersi dal convegno riguarda l’impatto in termini di occupazione.
Dove la gestione è strutturata:
- nascono figure professionali dedicate,
- si creano incarichi stabili,
- il cicloturismo smette di essere affidato al volontariato.
Gestire un percorso cicloturistico significa anche riconoscere valore al lavoro: tecnici, manutentori, comunicatori, coordinatori. È questo che trasforma una ciclovia in un’infrastruttura viva.
La gestione dei percorsi come atto politico
Questa ultima parte del convegno chiude idealmente il percorso avviato nelle precedenti: dalle pubblicazioni alla narrazione, dalla promozione alla comunità, fino alla gestione dei percorsi cicloturistici.
Il messaggio che emerge è chiaro: una ciclovia non è un’opera pubblica come le altre. È un patto tra territori, istituzioni e persone.
Gestirla bene significa scegliere di prendersene cura ogni giorno.
Ed è proprio lì, nella continuità, che il cicloturismo smette di essere un progetto e diventa territorio che funziona.
Se stai pensando di realizzare o promuovere un percorso, puoi usare questo articolo come check-list, ispirazione e guida metodologica o contattarci per una consulenza gratuita.
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