Montevecchia in bici: salite e panorami
Mai salito a Montevecchia da Sirtori? Io sì, per la prima volta. Ecco com’è andata.
Oltre 70km e oltre 800m di dislivello. Come prima uscita della stagione non è male.
L’inverno è stato pigro e mangereccio (ho pure messo su chili..), ma finalmente si è presentata una bella occasione per iniziare a rimettersi in forma.
Ho seguito Luigi nella sua proposta di andare a Montevecchia.
Quest’uomo, che si vanta di essere un accompagnatore cicloturistico quasi quanto si vanta delle sue tracce, mi ha portato lungo viali scorrevoli nel traffico della prima Brianza.
A una trentina di km da Milano, Montevecchia si trova immersa nel Parco Regionale di Montevecchia e della Valle del Curone, una riserva naturale che conserva intatti i boschi e le colline della Brianza. Già mentre pedalavamo tra le strade di campagna, si intuiva in lontananza il luogo speciale che ci attendeva, in cima al colle più alto della zona.
Il percorso e la salita di Montevecchia
Non era la prima volta che affrontavo la salita di Montevecchia in bici, ma mai dalla parte di Sirtori.
Le altre volte avevo sempre affrontato la breve ma intensa salita da Lomagna, una rampa che in paio chilometri ti porta in cima con pendenze toste. Se la pendenza media è inferiore all’8%, in un paio di punti si supera il 15% e si tocca il 20%
Da Sirtori, invece, la salita si sviluppa con un andamento più morbido, anche se i saliscendi hanno fatto aumentare il dislivello complessivo e i km.
Tanto per gradire, abbiamo fatto anche uno sterrato sassoso: prima in discesa, poi in salita, in piano e di nuovo in salita. Che goduria…
Il fondo era irregolare, con grossi sassi smossi. E giusto per aggiungere un po’ di difficoltà c’erano anche canaloni in cemento per lo scolo dell’acqua che creavano dei gradini. Ho rischiato un paio di volte i denti prima di capire che dovevo affrontarli con maggiore cautela.
Panorama e bellezze del luogo
Arrivati in cima, il panorama era come lo ricordavo: la terrazza naturale di Montevecchia regala una vista ampia sulla Pianura Padana. Nelle giornate limpide, rare a queste latitudini, tra smog e foschia, si scorgono le Alpi da una parte, e le costruzioni di City Life a Milano dall’altra.
Il Santuario della Beata Vergine del Carmelo si erge come sempre, simbolo di Montevecchia e punto di riferimento per chi insegue la vetta. Costruito nel XVI-XVII secolo, domina la sommità della collina con la sua facciata bianca.
Montevecchia ha radici antiche e che, in passato, era un punto strategico di osservazione. Le sue stradine acciottolate e le case in pietra e le sue ville sono dettagli che apprezzo ogni volta che torno da queste parti.
L’atmosfera lì è tranquilla: ciclisti, camminatori e gitanti si ritrovano per riprendere fiato e scambiare due chiacchiere, seduti su una panchina o appoggiati al parapetto che dà sulla vallata.
Luigi si è meritato che gli offrissi uno strudel al Bar della Piazzetta di Montevecchia.
Ritorno in discesa
La discesa è stata la parte più divertente. Velocità, curve e quel vento fresco che ti sferza il viso.
Un ultimo sguardo al panorama e via verso casa, con la consapevolezza di aver inaugurato la stagione nel migliore dei modi.
Montevecchia in bici resta un grande classico: non importa quante volte l’abbia fatta, ogni salita ha un suo carattere e qualche piccola sorpresa che la rende diversa dalla volta precedente.
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