Promuovere il cicloturismo: i modelli che funzionano
Se ti dicessi che il primo motore del cicloturismo non è la bici?
Promuovere il cicloturismo è stato l’argomento della prima parte del ciclo di tre seminari dedicati a un tema cruciale per chi lavora sulla mobilità dolce e sul turismo lento:
“Pubblicazione cicloturistica e di qualità per promuovere i territori: la guida è il punto di arrivo o solo la prima mossa?”
Un titolo che racchiude già la domanda fondamentale: basta realizzare guide, siti e materiali informativi per far decollare un territorio cicloturistico?
Oppure la pubblicazione è soltanto una pedina di una strategia molto più ampia e complessa?
Gli organizzatori degli incontri
A coordinare l’iniziativa è stato Marco Passigato, docente e coordinatore didattico del corso universitario Esperto Promotore della Mobilità Ciclistica dell’Università di Verona, un percorso formativo attivo da dodici anni con 330 diplomati, tra i primi in Italia nel settore.
Gli incontri sono organizzati in collaborazione con FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, realtà nazionale di riferimento per la promozione del cicloturismo, e con l’Associazione Esperti Promotori della Mobilità Ciclistica, nata per mantenere viva una rete professionale in costante crescita.
Perché parlare oggi di cicloturismo?
Negli ultimi anni il cicloturismo è esploso sia in Italia sia in Europa.
È un tipo di turismo sostenibile, capillare, che porta valore economico ai territori minori, destagionalizza i flussi e crea un indotto che va ben oltre la semplice ospitalità.
Eppure non basta “fare le cose”.
L’esempio del progetto realizzato anni fa nel Garda e Valpolicella è emblematico: segnaletica predisposta, QR code, sito web dedicato. Ma un cambio politico, la mancanza di manutenzione e l’assenza di un referente hanno fatto svanire quasi tutto in un anno.
La domanda è dunque inevitabile: come si fa davvero a far funzionare un territorio cicloturistico?
Guide, portali, reti ciclabili: strumenti utili… ma non sufficienti
Lo strumento funziona solo se inserito in un processo condiviso e ben gestito.
I tre incontri hanno l’obiettivo di fornire strumenti concreti a:
- amministratori locali e territoriali,
- operatori turistici,
- DMOs e comunità montane,
- associazioni e professionisti del settore.
Sono infatti queste le realtà che hanno la possibilità – e la responsabilità – di far crescere un prodotto cicloturistico nel tempo.
La prima tavola rotonda: promuovere il cicloturismo
Il cuore dell’incontro è stato dedicato al tema della serata: “Come promuovere il cicloturismo e come raccontarlo?”
Cinque relatori hanno portato esperienze, analisi e visioni diverse e complementari.
1. Il cicloturismo va misurato e va rappresentato
Susanna Maggioni, vicepresidente FIAB e ambasciatrice del cicloturismo italiano anche all’estero, ha sottolineato alcuni punti chiave:
- L’Italia è ancora la prima destinazione desiderata dai cicloturisti europei, ma questo primato non è garantito.
- Il cicloturismo è “gentile” e per questo rischia di essere poco percepito dai decisori politici.
- È fondamentale contarsi, misurare, quantificare l’impatto economico per rendere visibile il settore.
Un esempio virtuoso è la legge veneta che ha istituito un soggetto gestore delle ciclovie (caso Treviso–Ostiglia): manutenzione, promozione e governo sono essenziali.
Importante anche la diversità della narrazione: non solo imprese estreme, ma racconti alla portata di tutti, soprattutto donne, persone mature, cicloturisti non “eroici”.
2. Infrastruttura + gestione = successo
Antonio Dalla Venezia, coordinatore del progetto BiciItalia, ha affrontato il tema da un punto di vista tecnico e strategico:
- Non esiste cicloturismo senza infrastruttura, che non significa per forza pista ciclabile in sede propria: anche la viabilità secondaria può essere una risorsa.
- Una ciclovia deve essere progettata, segnalata, riconoscibile.
- Ma soprattutto deve essere gestita nel tempo: manutenzione, risposta ai problemi, cura del percorso, promozione continua.
- Senza gestione, anche la ciclabile più bella “sparisce in 3 anni”.
L’Italia ha un punto di forza enorme: territori attraenti per natura, ma serve organizzazione.
E quando un percorso funziona (come il caso Riviera dei Fiori), genera un effetto imitazione: i comuni vicini “vogliono entrarci”.
3. La Fiera del Cicloturismo come amplificatore
Pinar Pizzuti, direttrice della Fiera del Cicloturismo, ha raccontato l’evoluzione di un progetto che nasce dalle guide cicloturistiche e oggi è un hub di incontro per oltre 130 operatori da 25 Paesi:
- Le guide sono spesso il punto di partenza per far conoscere un territorio.
- I viaggiatori cercano sempre più esperienze reali e testimonianze autentiche.
- La fiera crea contatti diretti tra territori, operatori e pubblico, diventando un vero acceleratore di conoscenza e decisione.
- Le pubblicazioni funzionano quando riescono a trasmettere emozioni oltre che informazioni.
4. Non esiste “il cicloturista”, ma tanti cicloturisti
Patrick Kofler, CEO dell’agenzia di comunicazione Helios, ha smontato l’idea che esista un unico modello di cicloturismo.
Come nella mobilità urbana, anche nel turismo in bici ci sono community diverse: gravel, e-bike, famiglie, sportivi, viaggiatori lenti, esploratori sterrati.
L’Italia, con la sua conformazione è “una lunga montagna in mezzo al mare”, e offre una gamma enorme di possibilità.
Non possiamo copiare Francia o Germania: serve una strategia italiana, basata su ciò che abbiamo realmente.
Il patrimonio più grande sono le strade secondarie a basso traffico, che possono diventare la dorsale del cicloturismo nazionale.
Serve un marketing più coraggioso, capace di intercettare nuovi pubblici e non solo i cicloturisti già acquisiti.
5. l cicloturismo fuoriporta: dove si diventa ciclisti
Alla tavola rotonda abbiamo partecipato anche noi!
Il nostro intervento, che ha chiuso la prima parte dell’incontro, ha messo a fuoco un tema fondamentale: il cicloturismo di prossimità, quello che nasce letteralmente uscendo di casa.
È qui che, spesso, “si diventa ciclisti”.
Fabio Scalzotto, Presidente dell’Associazione Esperti Promotori di Mobilità Ciclistica e fondatore di Pedala Martesana e di Bikeforgood,it, ha raccontato come proprio questo approccio di prossimità possa avvicinare le persone alla bici in modo semplice, spontaneo e sociale.
Il Martesana, storico canale che da est entra a Milano, è diventato un laboratorio naturale di pedali e comunità. Un luogo dove il territorio si promuove dal basso, dove le persone scoprono insieme che bastano pochi chilometri per ritrovare lentezza, natura e benessere.
Pedala Martesana è nata dal desiderio di creare un punto di incontro per chi amava la bici ma non aveva una comunità con cui condividere esperienze, idee e percorsi.
In parallelo Bikeforgood.it, comunicava la cultura della bicicletta e ora si è aperto alle escursioni di prossimità.
Il cuore del suo racconto è semplice e potente: il cicloturismo può iniziare sotto casa, senza viaggi epici né attrezzature costose.
I piccoli tour guidati – lungo il Martesana, nella Brianza o nei quartieri di Milano – dimostrano che basta una proposta accessibile per rendere la bici possibile a tutti.
Capita che partecipino persone che non hanno nemmeno la bicicletta: la affittano per l’occasione, si lasciano guidare dal gruppo e scoprono che pedalare è più semplice del previsto.
La bici comunica possibilità. Rallenta il ritmo, trasforma strade secondarie in scoperte, unisce movimento, natura e socialità.
E soprattutto dimostra che il benessere non è lontano: spesso inizia proprio uscendo dal portone di casa.
Riassumendo il primo incontro
Cosa ci portiamo a casa da questo primo incontro?
Quattro idee riassumono bene la direzione emersa:
- Una guida non basta. È utile e strategica, ma funziona solo dentro un sistema territoriale organizzato.
- Una ciclovia non si esaurisce con l’inaugurazione. Senza gestione e manutenzione, il prodotto cicloturistico scompare.
- Il cicloturismo ha tanti volti. E un territorio che vuole avere successo deve parlare a pubblici diversi con infrastrutture adatte e comunicazione mirata.
- Il primo motore del cicloturismo non è la bici, ma la comunità.
Il viaggio continua nella seconda parte della prima serata e nei prossimi due appuntamenti, dedicati rispettivamente a guide e animazione dei territori e alle valutazioni e alla gestione nel tempo delle ciclovie.
Un percorso ricco di testimonianze, con 29 relatori complessivi, che aiuterà enti, operatori e appassionati a costruire un’Italia sempre più cicloturistica, accogliente e preparata.









