Quello che sai sul procrastinare è sbagliato
Procrastinare fa bene! (anche nel marketing)
Fare, fare, fare.
Circolano in rete (e anche sui manuali), ogni tipo di strategia di time management, di ottimizzazione e di rimedio contro la procrastinazione.
Procrastinare è la tendenza a rimandare i nostri obblighi.
In un mondo che ha posto troppo l’accento sulla performance e sul fare, procrastinare è il primo di tutti i vizi.
Di più, per qualcuno pare che sia una malattia da curare.
Una mancanza di volontà.
La società della performance
Esiste un aforisma che dice:
“non fare oggi quello che potresti rimandare a domani, perché domani potrebbe non servire più.”
Non so chi se lo sia inventato (e se lo sai, ti prego scrivilo nei commenti).
È una massima che mi ha sempre divertito e che considero una delle mie “verità di vita”.
Ma non è un principio al quale obbedisco sempre.
Spesso la smania di fare prevale. A volte con l’azione metto un po’ a tacere la piccola ansia che mi danno le questioni pendenti.
Mi capita spesso sul lavoro di portarmi avanti, per non sentirmi sotto pressione quando i clienti o partner o colleghi chiederanno di vedere l’esito del mio lavoro.
Ma molte volte, scopro che quello che ho fatto è stato vano.
Per esempio, mi mancano dettagli sul lavoro da fare e le informazioni che ricevo dopo aver svolto gran parte del lavoro, mi dicono che l’impostazione che ho dato è completamente fuori strada.
Oppure hanno semplicemente cambiato idea:
“Fabio, non serve più che tu faccia quel lavoro.”
“Ah, ma io l’ho quasi terminato.”
“Mi spiace, ma non lo vogliono più.”
Cercare di fare sta anche nelle regole del prestigio sociale.
Nessuno ti loderà per aver preso la saggia decisione di non aver fatto qualcosa, di aver risparmiato a te stesso e agli altri uno stress o uno sbattimento inutile.
Ti loderanno invece se fai, e soprattutto se lo sbandieri ai quattro venti.
Secondo Nassim Nicholas Taleb, autore del libro Antifragile, c’è un “aspetto di disonestà” in questo.
Antifragile
Taleb scrive che il dottore decide di non operare e dà all’organismo la possibilità di guarire da solo non sarà ricompensato quanto il dottore che interverrà e darà sollievo al paziente, anche se lo avrà esposto ai rischi dell’intervento.
Allo stesso modo il manager che evita una catastrofe alla propria azienda non sarà ricordato, perché la catastrofe non è avvenuta.
Ma noi che crediamo nello slow marketing sappiamo che la maturazione non può essere accelerata, se non vogliamo alterare la forza e il gusto del frutto del nostro impegno.
Per fare un buon lavoro, e spesso per farlo più in fretta, bisogna procedere con calma.
La saggezza degli antichi
I latini dicevano festina lente, affrettati con calma. Espressione che è diventata il motto del casato De’ Medici, i Signori della Firenze rinascimentale.
E il filosofo cinese Lao Tzu ha sviluppato il concetto di wu wei, dell’agire senza sforzo. Un po’ quello che fa l’acqua, che semplicemente per effetto della gravità trova sempre la via al mare.
Oltre a quello dell’acqua, un’altra metafora utilizzata dalle filosofie orientali è quella della canna. La canna si lascia piegare dal vento, lo asseconda, ma non per questo è meno fragile e anzi è difficile spezzarla.
In un altro punto del libro, Taleb parla di “via negativa”. Fare meno, togliere invece che aggiungere.
Si riferisce a una sorta di saggezza naturale che “permette alle cose di prendersi cura di se stesse”
La procrastinazione come strumento di marketing
Altro che mancanza di volontà! Secondo Taleb,
“la procrastinazione è un messaggio della nostra forza di volontà istintiva, che passa attraverso una scarsa motivazione.”
Quando ciò avviene, il nostro istinto ci sta comunicando che ci troviamo in una situazione che contrasta con i nostri impulsi.
Dovremmo spingerci oltre e sfruttare la procrastinazione come strumento di decision making.
Lasciamoci guidare dalla nostra resistenza a fare qualcosa.
Anche nel marketing,
- se qualcosa ci sembra troppo sfacciato,
- se ci sembra di forzare una vendita,
- se non ci sentiamo a nostro agio con le strategie che i guru ci propongono,
affidiamoci a un altro modo di relazionarci con i nostri potenziali clienti.
E quindi…
Abbasso la ricerca spasmodica della performance!
Evviva la maturazione naturale dei risultati!
Evviva lo slow marketing!









